Evento Finale Medialogue

E’ giunto a termine martedì 16 maggio 2017 il progetto #medialogue coordinato dalla ADL di Brtonigla-Verteneglio. Il progetto nasce nell’ambito di “EuropeLab”, forum giovanile promosso dal Forum Società Civile Europa-Russia, tenutosi nel 2016 tra Zagabria e Vukovar. Il progetto è stato elaborato da sette partecipanti al forum, residenti in Italia, Slovenia, Croazia, Macedonia, Ucraina e Germania, che sono anche i luoghi dove le attività progettuali hanno avuto luogo. L’obiettivo del progetto era quello stimolare la riflessione delle giovani generazioni (età indicativa 16-19 anni) sugli eventi dei quali ricorre il 25° anniversario, in particolare le crisi jugoslave e sovietiche, la riunificazione della Germania, il processo d’integrazione europea. Com’è stato raggiunto questo obiettivo: facendo vedere ai ragazzi come i giornali di oggi affrontano quegli argomenti, un esame della stampa quindi con la guida di uno o più esperti. Per quanto riguarda l’ambito locale sono stati coinvolti i ragazzi della scuola media italiana di Buie. A seguire i ragazzi nell’analisi della stampa odierna è stato Ivan Jelicic, dottorando presso l’università di Trieste. A conclusione dei due incontri ogni studente doveva scrivere una frase rappresentativa che descrivesse le attività svolte, frasi che insieme a quelle degli altri partecipanti sono state tradotte in varie lingue e pubblicate in un grande manifesto, che nel caso croato si trova ora nella scuola media italiana di Buie.

L’evento finale si è tenuto a Verteneglio presso la comunità degli italiani. Dopo un saluto iniziale tra tutti i partecipanti del progetto via skype, ci si è voluti focalizzare sui risultati del progetto e sulle impressioni dei partecipanti riguardo le attività svolte. Durante la discussione i ragazzi hanno avuto modo di esprimere le loro idee, e confrontarsi con Ivan Jelicic e Marco Abram, ricercatore presso Osservatorio Balcani e Caucaso.

Dalla discussione è emerso un mancato senso di appartenenza collettivo nei confronti degli eventi che hanno sconvolto la federazione Iugoslava nei primi anni novanta, riconoscendo altresì il contributo delle attività progettuali nella sensibilizzazione verso tali tematiche.

Dalla discussione tra gli studenti e i ricercatori emergono vari spunti interessanti che pongono l’accento come nella percezione collettiva comune l’Istria non fosse direttamente ed emotivamente coinvolta in questi conflitti. Viene posto l’accento sul ruolo delle testate giornalistiche italiane nell’analisi degli eventi del 1991 ed è emerso come in Italia si sia parlato poco ed in chiave orientalistica degli eventi del 1991. Su questo punto interviene Abram che spiega come nonostante la memoria degli italiani sia minima esistono fortissime memorie collettive di quei volontari e attivisti di solidarietà intervenuti nel conflitto.

Nell’analisi della stampa nazionale croata, di qualsiasi parte politica esse appartengano, l’importanza viene data all’aspetto militare, di fatto si parla sempre dei veterani mentre viene data poca importanza alle vittime civili. E qui Abram costruisce un intervento molto strutturato per offrire una panoramica generale su come vengano ricordate le guerre degli anni novanta in Croazia, Bosnia Erzegovina e Serbia. Lo studioso concorda con i risultati dell’analisi fatta con i ragazzi riguardo le modalità con cui viene ricordato il conflitto in Croazia, ossia la marcata preminenza della narrazione costruita attorno all’idea della “guerra patriottica. Il discorso invece cambia per la Bosnia Erzegovina, dove esiste una memoria divisa per appartenenza nazionale, pertanto non esiste una narrazione dominante. In Serbia invece è necessario fare un discorso differente. Esistono memorie collettive divise riguardo il ruolo del paese nella fase iniziale della guerra e di fatto esiste anche una memoria collettiva caratterizzata dal peso delle responsabilità riguardanti le cause del conflitto stesso.  Pertanto le memorie riguardanti i conflitti dei primi anni novanta sono lasciate nel “dimenticatoio” con esclusione dei bombardamenti della NATO del 1999.

Senza pretese di esaustività questo progetto ha stimolato il rafforzamento processi personali e sociali necessari per affrontare il passato considerato requisito necessario per costruire un futuro caratterizzato dalla pace e dalla convivenza.